mercoledì 11 gennaio 2012


Primo post su questa nuova piattaforma. 
La terraferma non fa per me; viaggiatore notturno tra squilibrati che preferiscono la luce. 

Avrò cambiato testa da allora? Dovreste chiederlo all'altro me, quello che è rimasto a guardare il lento ed inesorabile evolversi di questi giorni. Is there anybody out there?
Durante due anni le cose cambiano, si distinguono dai confini estremi, diventano cibo per insoliti viaggiatori moderni.
Non ho mai amato particolarmente di addii, sono così sdolcinati alle volte, alle volte risultano perfino irritanti; volersi bene significa ardere e percepire. Ardere e percepire, ardere e percepire.

Devo riprendermi la mia vita, farla pulsare come quando la notte bussava alla mia porta, avida e insaziabile, forsennata e imprendibile. Molti animali hanno molteplici capacità di adattamento sorprendenti, nascere in nessun luogo potrebbe essere un inizio.
Credo ancora nelle cose in cui credevo prima ma finalmente riesco a guardarle senza esserne influenzato; è tutto li il segreto.

L'imbroglio migliore in cui cadere si chiama realtà, si tinge di buoni propositi per aiutare il prossimo e poi ti colpisce in pieno volto col suo destro migliore. La realtà non è fatta di azioni buone, non è singolarmente scomponibile in attimi, quei sottoinsiemi blindati nella monotonia giornaliera, non è un bicchiere troppo pieno; forse, e ribadisco forse, è una semplice opzione giocata fino all'alba. 

Due gocce di rhum, del ghiaccio. Agitate bene prima dell'uso.

Il mio rinnovamento passa attraverso i versi di una canzone, troppo sottile per essere ascoltata, troppo forte per essere capita. La notte ha le sue regole, non scritte e non vulnerabili alle condizioni di utilizzo. Rimango come i gatti, che nella loro finta disattenzione lasciano intendere il contrario. 
Giorgio Gaber - I mostri che abbiamo dentro

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