Perdere il controllo, dimenarsi in una vita fatta di riflettori e lustrini, godersi il momento e la gioia estetica, divincolarsi tra un custode e un amico distratto.
Tutto ciò che puoi fare è arrenderti al tuo stato interiore o inferiore; l'anagramma (o quasi) però non rende il concetto impossibile, e impassibile, del tuo miglior risultato.
Questi giorni che ci scivolano addosso come acqua corrente, come se fossimo quasi fluidi newtoniani e non perfetti, cioè difficilmente imbrigliabili in equazioni e soluzioni, il cui solo scopo è quello di vibrare a frequenze diverse da quelle precostituite rende tutto più dolce. Come l'errore, la fine di tutto e l'inizio del nulla.
La membrana che fa da preservativo alla mia mente sta imcamerando aria, in distratta preghiera al mio ego, alla mia infinita volontà di rinascita. I lividi proteici lasciati sul corpo rimarranno li come trofei di guerra, come tatuaggi della memoria; mi ricorderanno chi sono, faranno da collante al nuovo organismo creato e faranno crollare ogni sacrosanto diritto di vendetta.
Tutto rimane e scorre nelle vene, il viaggio continua si evolve e diventa velocemente un'attraente e devastante pensiero osceno.